Cambia la ricarica per chi guida elettrico: colonnine ogni 60 km e pagamenti con carta

Ricaricare un’auto elettrica fuori casa diventerà progressivamente più semplice, più trasparente e meno legato a singole app o tessere. È questo l’obiettivo del regolamento europeo AFIR, cioè l’Alternative Fuels Infrastructure Regulation, la normativa che stabilisce regole comuni per lo sviluppo delle infrastrutture di ricarica e rifornimento dei carburanti alternativi nell’Unione Europea.

Il regolamento introduce obiettivi vincolanti per gli Stati membri: più colonnine lungo le grandi direttrici di viaggio, pagamenti più accessibili, prezzi più chiari e informazioni più complete per gli automobilisti. La Commissione Europea spiega che l’AFIR nasce per garantire infrastrutture minime, interoperabilità e modalità di pagamento adeguate in tutta l’UE.

Per chi guida elettrico, la novità è concreta: l’obiettivo è avvicinare sempre di più l’esperienza di ricarica a quella del rifornimento tradizionale. Arrivi, trovi una colonnina disponibile, vedi il prezzo, paghi con carta anche senza abbonamento/app e riparti.


Cos’è il regolamento AFIR

AFIR è il regolamento europeo sulle infrastrutture per i combustibili alternativi. Riguarda non solo le auto elettriche, ma anche mezzi pesanti, idrogeno, porti, aeroporti e altre infrastrutture legate alla mobilità a basse emissioni. Per gli automobilisti, però, il punto più rilevante è quello della ricarica pubblica per auto elettriche e ibride plug-in.

La norma fa parte del pacchetto europeo “Fit for 55”, il piano con cui l’Unione Europea punta a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

L’obiettivo pratico è eliminare tre problemi molto comuni per chi viaggia in elettrico:

  • poche colonnine rapide su alcune tratte;
  • troppi operatori, app e tessere diverse;
  • prezzi non sempre immediatamente chiari prima della ricarica.

Colonnine rapide ogni 60 km: cosa significa davvero

Uno dei punti più discussi dell’AFIR è l’obbligo di installare stazioni di ricarica rapida almeno ogni 60 km lungo i principali corridoi di trasporto europei, cioè la rete TEN-T. Il Consiglio dell’Unione Europea indica che, a partire dal 2025, lungo questi corridoi dovranno essere presenti stazioni di ricarica rapida con potenza di almeno 150 kW per auto e furgoni.

Attenzione però: non significa che ogni strada, ogni statale o ogni quartiere avrà una colonnina rapida ogni 60 km. La regola riguarda la rete strategica europea, quindi le principali direttrici di collegamento tra città, Paesi e nodi logistici.

Per chi usa l’auto elettrica per viaggiare, questo può ridurre molto la cosiddetta “ansia da autonomia”. Non perché ogni viaggio sarà automaticamente perfetto, ma perché la rete di ricarica dovrà diventare più prevedibile, più distribuita e più omogenea tra Paesi diversi.

Pagamento con carta: basta con le app obbligatorie

L’altra grande novità riguarda il pagamento. Oggi chi ricarica fuori casa spesso deve usare app diverse, registrarsi a più operatori o attivare tessere RFID. L’AFIR vuole superare questa frammentazione: gli utenti devono poter ricaricare anche senza dover sottoscrivere un abbonamento o un contratto preventivo con l’operatore.

Il Consiglio UE specifica che gli automobilisti dovranno poter pagare facilmente presso i punti di ricarica con carte di pagamento o dispositivi contactless, senza obbligo di abbonamento e con prezzi trasparenti.

Secondo le ricostruzioni di settore, dal 1° gennaio 2027 l’obbligo diventerà particolarmente rilevante anche per i punti di ricarica pubblici da 50 kW o superiori situati lungo la rete TEN-T o in aree di parcheggio sicure e protette, comprese alcune infrastrutture già installate prima dell’entrata in applicazione del regolamento.

Prezzi più chiari prima della ricarica

Un altro punto centrale è la trasparenza dei prezzi. Chi ricarica deve sapere quanto pagherà prima di iniziare la sessione, senza dover interpretare condizioni poco chiare tra costo al kWh, costo al minuto, eventuali commissioni o penali di occupazione.

La Commissione Europea indica tra gli obiettivi dell’AFIR anche l’informazione completa all’utente, la trasparenza dei prezzi e pratiche non discriminatorie.

Questo è un passaggio importante perché rende più facile confrontare le tariffe tra operatori. Oggi il costo della ricarica pubblica può variare molto in base a potenza, gestore, tipo di contratto e roaming. Con regole più chiare, l’utente dovrebbe poter scegliere con maggiore consapevolezza.

Informazioni in tempo reale: disponibilità, guasti e tempi di attesa

L’AFIR non riguarda solo il numero di colonnine, ma anche la qualità dell’esperienza. Le infrastrutture dovranno comunicare informazioni utili come disponibilità, stato del punto di ricarica, prezzi e, dove possibile, tempi di attesa.

Il Consiglio UE indica che i gestori dovranno fornire ai clienti, tramite strumenti elettronici, informazioni su disponibilità, tempi di attesa e prezzi presso le diverse stazioni.

Per chi guida, questo significa meno deviazioni inutili verso colonnine occupate, fuori servizio o con tariffe poco chiare. È un dettaglio tecnico, ma nella vita reale fa la differenza.

Potenza di ricarica legata al numero di auto elettriche

Il regolamento prevede anche obiettivi legati alla crescita del parco circolante. Per ogni auto elettrica a batteria immatricolata, gli Stati membri devono garantire una determinata potenza pubblica disponibile; per le ibride plug-in il valore richiesto è inferiore. La Commissione Europea cita come riferimento almeno 1,3 kW di potenza pubblica per ogni veicolo elettrico leggero a batteria e 0,8 kW per ogni veicolo plug-in hybrid.

Questo meccanismo serve a evitare che le vendite di auto elettriche crescano più velocemente della rete di ricarica. In altre parole: più aumentano le auto elettriche, più deve crescere anche la potenza disponibile al pubblico.

Cosa cambia per chi guida elettrico in Italia

Per l’Italia la sfida è doppia: aumentare la copertura e rendere l’esperienza più uniforme. Nelle grandi città e lungo alcune tratte autostradali la rete è già più sviluppata, mentre in altre zone la disponibilità resta meno omogenea.

Per chi vive a Roma o nel Lazio, il cambiamento più rilevante sarà probabilmente questo: l’auto elettrica diventa più utilizzabile anche fuori dal contesto urbano. Se la ricarica rapida cresce lungo le direttrici principali, usare un’elettrica per viaggi verso altre città, weekend fuori porta o trasferte di lavoro diventa meno complesso.

Questo non elimina la necessità di pianificare: autonomia reale, consumi autostradali, temperatura esterna e potenza accettata dall’auto resteranno fattori decisivi. Ma con più colonnine rapide e pagamenti più semplici, la barriera psicologica si abbassa.

Le app spariranno davvero?

No, ed è meglio dirlo chiaramente: le app non spariranno. Continueranno a servire per:

  • vedere le colonnine disponibili;
  • controllare potenza e tipo di connettore;
  • accedere a tariffe in abbonamento;
  • monitorare la ricarica da remoto;
  • ricevere notifiche sulla sessione.

Quello che cambia è il principio: l’app non dovrebbe più essere obbligatoria per poter ricaricare. Chi arriva a una colonnina pubblica, soprattutto su tratte strategiche, dovrà poter pagare anche con strumenti semplici e diffusi, come carta o contactless.

Perché questa norma può aiutare la diffusione delle auto elettriche

Molti automobilisti non rifiutano l’elettrico per l’auto in sé, ma per ciò che immaginano intorno all’auto: ricariche complicate, app diverse, prezzi poco leggibili, paura di non trovare una colonnina funzionante.

AFIR interviene proprio su questi ostacoli. Non risolve tutti i limiti dell’elettrico, ma lavora su quelli più pratici:

  • più infrastruttura lungo i viaggi;
  • meno burocrazia al momento del pagamento;
  • informazioni più affidabili;
  • prezzi più leggibili;
  • standard più simili tra Paesi europei.

Per chi sta valutando un’auto elettrica, questo significa che la scelta non va più letta solo in base all’autonomia dichiarata della vettura, ma anche in base alla crescita della rete pubblica.

Auto elettriche: cosa valutare prima dell’acquisto

La nuova rete di ricarica europea aiuterà, ma non sostituisce una scelta corretta del modello. Prima di acquistare un’auto elettrica conviene valutare:

  • quanti chilometri percorri ogni giorno;
  • se puoi ricaricare a casa, in azienda o vicino al lavoro;
  • quanta autostrada fai durante l’anno;
  • che potenza di ricarica accetta l’auto in corrente continua;
  • autonomia reale in base al tuo utilizzo;
  • disponibilità di colonnine lungo le tratte che percorri più spesso.

La domanda giusta non è solo “quanti km faccio?”. È: “dove la ricarico, quanto spesso e con quale velocità?”.

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